Sulmo.it
La tradizione letteraria, che annovera scrittori quali Ovidio e Silio Italico, ricollega la fondazione della città alle leggendarie vicende di Solimo, eroe frigio scampato assieme ad Enea all'ira dei Greci e approdato sulle sponde italiche dopo la distruzione di Troia.
Sulmona domina la Valle Peligna che deriva, forse, il suo nome dal greco phlinh= argilloso, limaccioso. Infatti, in età preistorica, tutta la vallata era occupata da un vastissimo lago; in seguito a disastrosi terremoti la barriera di roccia che ostruiva il passaggio dell'acqua verso il mare crollò: il lago defluì e il terreno rimase fangoso e fertile.
L'antico oppidum italico, le cui vere radici vanno probabilmente cercate sulle alture del Colle Mitra, ove una poderosa cinta di mura poligonali testimonia la presenza di un insediamento fortificato preromano, è menzionato per la prima volta da Tito Livio solo al tempo della seconda guerra annibalica. Sulmona entrò nell'orbita di Roma dopo la guerra Sociale del 90 a. C..
Elevata al rango di municipio, la Sulmo romana acquistò una decisa connotazione urbana e molti dei suoi edifici assunsero forme monumentali. Durante l'epoca romana, Sulmona fu la sede di uno dei tre municipi peligni assieme a Corfinium e Superaequum. Nell' 81 a.C. si ha il secondo avvenimento narrato dagli storici, ossia la distruzione della città da parte di Silla, a seguito della ribellione per ottenere l'integrale applicazione della "Lex Cornelia de Suffragiis". Dopo 32 anni Sulmona tornò alle cronache con la ribellione di una guarnigione, in concordia con i sentimenti dei cittadini, agli ufficiali di Pompeo, che passò agli ordini di Marco Antonio, inviato da Cesare.
Prosperò in età imperiale grazie a una florida economia basata sull'agricoltura e sulla pastorizia; il fertile agro peligno era infatti attraversato dai tratturi e, come testimoniano Plinio e Marziale, vi si coltivava la vite e il lino.
Data importantissima per Sulmona è il 43 a.C., anno della nascita dell'illustre poeta latino Publio Ovidio Nasone, il cantore dell'ars amatoria e delle metamorfosi, che resosi odioso all’imperatore Augusto per cause avvolte dal mistero, venne esiliato a Tomi (l'odierna Costanza), in Romania dove morì nel 17 d.c.
Dalle iniziali del suo celebre emistichio "Sulmo Mihi Patria Est" la città ha preso l'acronimo "S.M.P.E." che campeggia sullo scudo con corona turrita simbolo della città.
Le tracce della Sulmona romana sono innumerevoli. Le più imponenti sono quelle riemerse dagli scavi nel Tempio di Ercole Curino, posto ai piedi del monte Morrone. La struttura, prima del 1950 era considerata, secondo un'antica leggenda, come la villa di Ovidio. La successiva campagna di scavi ha rivelato la vera natura della massiccia costruzione restituendo, tra i numerosi reperti, una pregevole statua lisippea in bronzo rappresentante l' "Ercole in riposo", oggi custodita nel Museo Archeologico di Chieti.
Scarse e incerte sono le notizie concernenti la città altomedievale, racchiusa nella stretta cerchia delle antiche mura mentre la vallata peligna era violata dalle scorrerie barbariche. Al tempo dei Normanni un forte flusso migratorio avviò un graduale ripopolamento del vecchio nucleo urbano, in coincidenza con lo sviluppo dei commerci, dell'artigianato e delle arti, che toccò il suo apice al tempo degli Svevi, allorché l'illuminata politica dell'imperatore Federico II diede a Sulmona il primato regionale con l'istituzione del Giustizierato d'Abruzzo e di una cattedra di Diritto Canonico, equivalente a quella di Napoli. Importantissima, inoltre, la disposizione federiciana di far svolgere una delle sette fiere che si tenevano nelle città del regno, a Sulmona e che essa fosse la prima ("primae nundinae erunt apud Sulmonam) dal 23 Aprile all'8 Maggio.
Magnifico simbolo della prosperità dell'epoca è l'acquedotto del 1256, che ancora oggi incornicia maestosamente quella che fu Piazza Maggiore ed ora è intitolata a Giuseppe Garibaldi, luogo deputato allo svolgimento di tutti gli avvenimenti importanti della città.
La caduta degli Svevi portò all'avvento degli Angioini, che osteggiarono fieramente Sulmona, non perdonandole la fedeltà a Federico II e il successivo appoggio al giovane Corradino. Così la città venne privata del Giustizierato e poi della facoltà di Diritto Canonico.
Nonostante tutto, nel Rinascimento ebbe un'altro periodo di notevole sviluppo. Nel XIV secolo la città triplicò la sua superficie e venne cinta da una cerchia di mura ben più ampia entro la quale si accedeva da ben sei porte.
Anche dal punto di vista culturale, Sulmona ebbe notevoli movimenti letterari, legati essenzialmente ai nomi di Giovanni Quatrario e Marco Barbato da Sulmona, amico del Petrarca e del Boccaccio, che ne diffusero il nome e la fama come di uno dei principali centri della regione. In tale secolo si costruì il Palazzo dell'Annunziata, dapprima asilo per orfani, poi sede municipale ed ospedale: per la sua pregevole monumentalità è ancora vanto e simbolo della città. Nonostante le carestie, le avversità politiche, le guerre, le lotte intestine e i nefasti terremoti del 1349 e del 1456, che avviarono il lento declino della città, Sulmona attraversò un lungo periodo di splendore con valide realizzazioni in campo architettonico, unitamente a floride attività artigianali tra le quali le cartiere, le concerie, la lavorazione della lana e dei metalli, con l'oreficeria in primo piano. Nacque, infatti, la famosa Scuola Orafa Sulmonese, i cui manufatti esponevano il prestigioso marchio SUL.
Con Carlo III di Durazzo Sulmona beneficiò di una zecca; Ladislao di Durazzo le concesse lo stemma cittadino, precedentemente citato, con le iniziali dell'emistichio ovidiano "Sulmo mihi patria est"; Alfonso I il Magnanimo vi istituì il controllo fiscale della transumanza. Sotto gli Aragonesi visse una certa ripresa anche per merito del capitano Polidoro Tiberti da Cesena che nel 1474 patrocinò la costruzione della Fontana del Vecchio, tra i primi monumenti rinascimentali sulmonesi. Alla fine del XV secolo risalgono anche i più antichi documenti relativi alla pregevole produzione confettiera.
Nel 1526 Sulmona, regnante Carlo V, divenne feudo dei Lannoy. Sullo scorcio del secolo l'umanista Ercole Ciofano vi istituì la prima scuola pubblica e vi introdusse l'arte della stampa. Morto l'ultimo dei Lannoy, la città fu venduta ai principi di Conca (1606) e dopo soli quattro anni passò a Marcantonio Borghese, nipote di Paolo V.
Nel 1706 un terremoto di magnitudo pari al 9°-10° grado della scala Mercalli che, stando alle cronache locali, durò il tempo di un Pater Noster, distrusse la città, seppellendo gran parte di quel ricco patrimonio architettonico che le aveva meritato l'eloquente appellativo di "Siena degli Abruzzi".
L'ottocento segnò un nuovo periodo di rinascita soprattutto per merito della ferrovia che, grazie alla sua strategica posizione della città ne favorì lo sviluppo e la conseguente crescita economica e demografica.
Nel 1889 nacque un'altra grande personalità della città, Giuseppe Capograssi, insigne studioso di Filosofia del Diritto. Insegnò e divenne rettore di molte università, tra cui quella di Roma, e poco prima della morte venne nominato membro della Corte Costituzionale. Ricordiamo, oltre alle opere di diritto, una raccolta di piccoli pensieri e considerazioni, i Pensieri a Giulia.
Durante la seconda guerra mondiale Sulmona subì gravissimi danni e, vista la sua posizione al ridosso della linea Gustav, vide lo spopolamento di tutta la zona sud (dalla Majella occidentale alla zona dell'alto Sangro). Inoltre la città venne bombardata con particolare violenza perché era ed è un nodo viario e ferroviario importantissimo. Nonostante tutte le avversità si colgono i primi segni della rinascita, a partire dalla visita del primo Presidente della Repubblica Enrico De Nicola nel novembre del 1946. Inoltre venne ricostruita una zona della città completamente distrutta e ricostituito l'Archivio di Stato, sottratto dal regime fascista per punire la città della rivolta contadina del '29, grazie alla quale vennero tolti i pesanti dazi applicati su ogni genere di mercanzia trasportata all'interno delle mura.
Un episodio di ribellione nei confronti delle istituzioni si ripeterà dopo quasi trent’anni anni con lo "Jamm' mo" del 1957: il malcontento questa volta nacque dalla sottrazione di importanti uffici amministrativi nei confronti di una città che da anni cercava (e cerca ancor oggi) di diventare capoluogo di provincia.
La città ampliatasi notevolmente a partire dagli anni sessanta per merito degli insediamenti industriali, primo tra tutti quello della FIAT, pur adeguata ai moderni canoni di vita mantiene una propria identità e proprie tradizioni, quali i riti della Pasqua e la rievocazione della Giostra Cavalleresca, anche attraverso una rimarchevole serie di istituzioni e manifestazioni, alcune di risonanza internazionale, in campo culturale, musicale, artistico, teatrale e cinematografico.